
In difesa del Servizio Civile. Il Movimento Nonviolento al Senato
Pubblicato il 28 Luglio 2026
Redazione
Oggi il MN, rappresentato da Daniele Quilli, è in audizione al Senato in merito al disegno di legge n. 1953 che affianca, nello stesso provvedimento, il riordino delle politiche giovanili e la revisione della normativa sul Servizio civile universale
Di seguito riportiamo l’intervento:
“Grazie per l’invito e per questa occasione di confronto
Intervengo in rappresentanza del Movimento Nonviolento, fondato nel 1962 da Aldo Capitini ed animato poi da Pietro Pinna, primo obiettore di coscienza al servizio militare per ragioni politiche.
La storia che rappresentiamo è direttamente legata alla nascita dell’obiezione di coscienza e del servizio civile in Italia. Nel 1948 Pietro Pinna, rifiutò il servizio militare e fu condannato al carcere. Il suo gesto, così come quello di tanti altri, aprì una battaglia civile e politica che il Movimento Nonviolento portò avanti negli anni successivi, dando voce e organizzazione alle istanze antimilitariste e nonviolente, inserita in un una più ampia tradizione internazionale di resistenza alla guerra, di cui il Movimento Nonviolento è sezione italiana della War Resisters’ International, ovvero l’Internazionale dei Resistenti alla Guerra, nata nel 1921 attorno alla dichiarazione univoca che «La guerra è un crimine contro l’umanità».
È significativo che quello stesso fucile spezzato, simbolo storico della War Resisters’ International e adottato anche dal Movimento Nonviolento, compaia ancora oggi sul sito del Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio Civile Universale, nella sezione dedicata all’obiezione di coscienza; segno visibile di una storia indissolubile che lega le istituzioni e le lotte nonviolente alla nascita del servizio civile italiano.
È proprio da questa radice storica e valoriale che è nato il servizio civile in Italia e, decenni dopo, il Servizio civile universale per come lo conosciamo oggi. Il Movimento Nonviolento è custode di una memoria e di un’identità che riteniamo essenziale preservare in questo passaggio legislativo.
Dobbiamo esprimere con franchezza una preoccupazione di fondo.
Il disegno di legge n. 1953 affianca, nello stesso provvedimento, il riordino delle politiche giovanili e la revisione della normativa sul Servizio civile universale, senza però ribadire espressamente, nei criteri di delega dell’articolo 2, la sua cornice valoriale e normativa specifica. Il rischio è che l’istituto perda progressivamente la propria identità e la propria autonomia, riducendosi a una misura tra le tante per i giovani, invece di restare ciò che è: uno strumento costituzionale di difesa della Patria per via civile e nonviolenta.
Per questo chiediamo che alcuni punti siano considerati vincoli di continuità e non variabili secondarie del riordino:
- il collegamento strutturale con l’obiezione di coscienza, così come previsto dall’articolo 2, lettere g) e h), della legge n. 64 del 2001;
- il vincolo dell’assenza di scopo di lucro per gli enti iscritti all’albo, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, della legge n. 64 del 2001;
- il mantenimento dell’impianto che vede coinvolti lo Stato, le Regioni, gli enti e la Rappresentanza dei giovani in servizio, così come definito dal decreto legislativo n. 40 del 2017;
- il ruolo della Consulta nazionale del Servizio civile e l’autonomia del Fondo nazionale per il servizio civile, previsti dalla legge n. 230 del 1998 e confermati dalla legge n. 106 del 2016.
Un ulteriore nodo che vogliamo sottoporre alla vostra attenzione riguarda l’assenza del Terzo Settore nella governance disegnata dal provvedimento. Nel dibattito alla Camera è stato descritto un dialogo strutturato con Regioni, ANCI e UPI, ma senza alcun riferimento agli enti del Terzo Settore, che sono invece attori che quotidianamente rendono possibile l’esperienza dei giovani in servizio civile. Chiediamo quindi che venga formalizzato uno spazio di confronto in cui siano presenti gli enti o che venga mantenuto l’impianto della Consulta nazionale.
Desideriamo inoltre segnalare un rischio concreto legato alla misura sulla messa in trasparenza delle competenze.
Così com’è al momento, questa misura prevede attività – come segreteria, protocollo, gestione del denaro – che rischiano di cancellare il confine tra supporto e sostituzione di ruoli propri del personale dipendente. Questo aggrava un elemento di vulnerabilità già presente nel sistema: il rischio che il servizio civile scivoli verso una funzione di lavoro sottopagato e sostitutivo, rischio che riteniamo vada monitorato con attenzione, soprattutto negli enti con piante organiche consolidate.
Infine, un punto che consideriamo di particolare valore politico.
Il Movimento Nonviolento è parte della Campagna «Un’altra difesa è possibile», proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta.
La proposta mira a costruire un vero e proprio Dipartimento per la Pace e la Nonviolenza, nel quale possano trovare collocazione i Corpi civili di pace e un Istituto di ricerca sulla pace e sul disarmo, operando in sinergia con la Protezione Civile e il Servizio Civile Universale; chiediamo quindi il ritorno al concetto di sicurezza fondato sulla protezione delle persone e delle istituzioni democratiche, non sulla forza militare.
Non si richiede l’introduzione di una finalità diversa o estranea al nostro ordinamento, ma il riconoscimento istituzionale di una forma di difesa già prevista dalla legislazione e dalla Costituzione.
Questo darebbe piena attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 164 del 1985, che riconobbe la legittimità costituzionale della forma civile della difesa della Patria, ai sensi degli articoli 11 e 52 della Costituzione, equiparata solo formalmente al servizio militare ma mai sostenuta con risorse comparabili.
Un ultimo cenno va fatto al Piano d’Azione Nazionale su Giovani, Pace e Sicurezza 2026-2029, il PAN YPS.
Accogliamo con favore il fatto che trovi attuazione anche in Italia la risoluzione n. 2250 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che venga riconosciuto il valore del protagonismo giovanile nei processi di costruzione della pace e della sicurezza.
Il Movimento Nonviolento ha contribuito a questo percorso fin dalla nascita della Rete Italiana Giovani Pace e Sicurezza, costituita insieme ad altri enti e organizzazioni del mondo della pace, tra cui il Centro Studi Difesa Civile e Un Ponte Per, ponendo al centro il protagonismo giovanile. La proiezione internazionale del Movimento Nonviolento ha inoltre contribuito a tradurre i contenuti della risoluzione delle Nazioni Unite in modalità e strumenti concreti di azione, tra i quali i Corpi civili di pace.
Il Piano presenta collegamenti diretti ed espliciti con il Servizio civile universale, in Italia e all’estero, che viene riconosciuto come uno degli strumenti operativi principali per l’attuazione dell’Agenda Giovani, Pace e Sicurezza in Italia: uno strumento operativo privilegiato attraverso cui il nostro Paese traduce concretamente i principi dell’Agenda in esperienze dirette di volontariato giovanile per la pace, mediazione dei conflitti e ricostruzione post-conflitto.
Il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale della Presidenza del Consiglio dei ministri è tra gli enti nazionali competenti che compongono il gruppo di lavoro coordinato dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale per l’elaborazione del Piano, insieme al Comitato interministeriale per i diritti umani, al Consiglio nazionale dei giovani e all’Agenzia italiana per la gioventù.
Questo posiziona il Servizio civile universale come attore istituzionale strutturale, non solo come tema trasversale.
Pertanto le nostre tre richieste prioritarie sono:
- salvaguardare il legame tra servizio civile e obiezione di coscienza, confermando espressamente la natura civile e nonviolenta dell’istituto e il requisito dell’assenza di scopo di lucro degli enti che partecipano alla sua realizzazione;
- valorizzare il Terzo Settore nella governance del servizio civile, garantendo agli enti e alla Rappresentanza degli operatori volontari uno spazio stabile e formalizzato di partecipazione, anche attraverso il mantenimento dell’impianto della Consulta nazionale;
- preservare la finalità propria dell’istituto di difesa civile non armata e nonviolenta, ed allontanarlo da ogni deriva lavoristica, assicurando che la valorizzazione delle competenze non produca forme di sostituzione del personale dipendente o di impiego dei giovani per coprire carenze strutturali degli enti.
Vi ringrazio per l’attenzione e per l’opportunità di portare in questa sede il contributo del Movimento Nonviolento.”
Daniele Quilli (in rappresentanza del Movimento Nonviolento)
Guarda QUI l’intervento di Daniele Quilli sul sito del Senato

Daniele Quilli, fonte webtv.senato.it












