Desmond Tutu è morto oggi, 26 dicembre 2021. E' stato un bambino offeso da suo padre, ha visto soffrire sua madre, ha lottato per la giustizia, ha difeso i suoi bambini dal razzismo, ha costruito riconciliazione in mezzo all'odio, ha messo pace nella guerra, è stato vescovo anglicano, ha meritato il premio Nobel. Ha detto: "La nostra umanità consiste tutta nel riconoscere l'umanità negli altri".
Il 18 dicembre, a Orléans, è morto all’età di 82 anni. Filosofo e scrittore, conferenziere e divulgatore, teorico e attivista nonviolento, Jean-Marie Muller (1939 – 2021) è stato una delle voci più autorevoli della nonviolenza a livello internazionale.
A Rovigo venerdì scorso, in un ciclo di incontri sulla Costituzione – anima ne è l’amico Enzo Bellettato – parlo di “Lavoratori e pace nella Costituzione. L’esempio di Giacomo Matteotti”.
un ticinese prestato al mondo
“Di tutte le cose create e erette dall’umanità, nella mia mente nulla è meglio e più apprezzabile dei ponti. Essi sono più importanti delle case, più sacri e più universali dei templi. Essi appartengono a tutti e trattano tutti in egual misura, in un luogo dove la maggior parte delle necessità umane si intrecciano.” - Ivo Andrić, Il ponte sulla Drina
Segnaliamo con piacere due interessanti eventi in cui si parlerà di Alexander Langer, maestro di nonviolenza.
Il 4 novembre in Italia è Festa dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate. Ricorda la fine della guerra di oltre cento anni fa. Si celebra anche nella mia città.
Nel 1992 si tenne il Summit della Terra, a Rio de Janeiro, su Ambiente e Sviluppo. In quell'occasione Alexander Langer sostenne con forza l'idea di istituire un'Agenzia ed un Tribunale Internazionale dell'Ambiente.
L'espressione "milite ignoto" mi ha sempre impressionato fin da bambino.
Il 28 ottobre 1921 Maria Bergamas, nella Basilica di Aquileia, scelse la salma di un soldato non identificato, ignoto, morto sul fronte della Grande Guerra. Il 4 novembre 1921, terzo anniversario della fine della Grande Guerra, il Milite Ignoto veniva tumulato all’ Altare della Patria. Di entrambe le date ricorre in questi giorni il centenario.
La data del 4 novembre viene celebrata con continuità dal fascismo fino ad oggi, per richiamare l'unità dell'Italia sotto il segno della guerra e dell'esercito.
Sento a Radio 3 l’invito a leggere o rileggere “Marcia su Roma e dintorni”.
Mi pare degna di nota la coincidenza per cui la manifestazione nazionale in solidarietà alla Cgil e contro tutti i fascismi si è tenuta il giorno 16 ottobre, anniversario di uno degli eventi più nefasti del fascismo italiano: il rastrellamento del ghetto di Roma.
Tra le diverse dimensioni dell’esercizio diretto e indiretto della violenza, la più profonda e pervasiva è la violenza culturale, che genera l’immaginario simbolico e produce senso comune1.
È il titolo che ho dato alla mia rubrica. È una domanda che mi pongo spesso. Non penso che le cose prima andassero bene. Se così fosse non saremmo in questa situazione. Ma la domanda resta.
È uscito il numero 4-2021 (luglio-agosto) di "Azione nonviolenta", rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964, bimestrale di formazione, informazione e dibattito sulle tematiche della nonviolenza in Italia e nel mondo.
“Giacomo Matteotti obiettore di coscienza” è un piccolo quaderno di Azione nonviolenta. I quaderni vogliono fornire “strumenti immediati ed agili di documentazione e di riflessione sugli aspetti più rilevanti del dibattito e dell’iniziativa nonviolenta in Italia e nel mondo”.
I 60 anni della prima Marcia storica di Aldo Capitini, da Perugia ad Assisi, vanno celebrati per conservare e trasmettere la memoria, e perché quella Marcia rappresentò una grande novità, fu a suo modo rivoluzionaria, uno spartiacque con un prima e un dopo (prima il pacifismo di partito, dopo il pacifismo nonviolento); quella Marcia diede anche un frutto fortemente voluto da Capitini stesso: la nascita del Movimento Nonviolento.
Un tempo sulle mura corricchiavo per un’ora. Ora passeggicchio. Faccio metà strada. Di solito sempre le stessa. Dal torrione di Porta Mare fino a Porta Po, avanti e indietro. Circa sei chilometri. Va bene così. Come noto la morte non supera i quattro chilometri l’ora. Almeno in passeggiata non mi coglie.
“Eppure l’Afghanistan ci perseguiterà perché è la cartina di tornasole della nostra immoralità, delle nostre pretese di civiltà, della nostra incapacità di capire che la violenza genera solo violenza“ (Tiziano Terzani)





















