Armi esplosive: oltre 22.600 civili uccisi nel 2025

Pubblicato il 15 Giugno 2026

Redazione

Armi esplosive: oltre 22.600 civili uccisi nel 2025, l’Explosive Weapons Monitor denuncia la “normalizzazione” della sofferenza civile nei conflitti

La Rete Italiana Pace e Disarmo rilancia i dati e le richieste della rete internazionale INEW: gli Stati attuino con urgenza la Dichiarazione politica del 2022 sulla protezione dei civili dall’uso di armi esplosive nelle aree popolate

In tutto il mondo i civili continuano a pagare il prezzo più alto dell’uso di armi esplosive nei conflitti. È quanto emerge dal nuovo rapporto Explosive Weapons Monitor 2025, pubblicato dall’osservatorio della società civile che svolge ricerca e monitoraggio per conto dell’International Network on Explosive Weapons (INEW), la rete internazionale di circa 50 organizzazioni non governative di cui fa parte anche la Rete Italiana Pace e Disarmo.

Il quadro tracciato dal rapporto è allarmante: per il terzo anno consecutivo, intere comunità in numerosi Paesi colpiti da conflitti hanno subito bombardamenti quotidiani su città e centri abitati. La sofferenza dei civili causata dalle armi esplosive sta diventando una caratteristica di routine della guerra, non più un’eccezione: un processo di “normalizzazione” del danno ai civili che il rapporto indica come uno dei rischi più gravi per il diritto internazionale umanitario e per le norme che proteggono le popolazioni nei conflitti armati.

I dati principali del rapporto

  • Oltre 22.600 civili sono stati uccisi da armi esplosive nel 2025. Il dato segna un calo del 21% rispetto al 2024, dovuto in gran parte ai cessate il fuoco in Palestina e in Libano, ma resta a livelli drammaticamente elevati. Il 56% delle morti civili registrate è attribuito alle forze armate israeliane, mentre crescono le vittime riconducibili ad altri attori statali e non statali in molteplici conflitti.
  • Danni a civili e infrastrutture civili sono stati registrati in almeno 65 Paesi, territori e aree marittime. Tredici i contesti più gravemente colpiti: Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Iran, Iraq, Libano, Myanmar, Palestina, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina e Yemen.
  • Le forze armate statali sono responsabili dell’85% degli incidenti che hanno colpito civili e infrastrutture civili nel 2025: oltre 17.180 incidenti attribuiti a forze armate di 29 Stati, contro circa 3.090 attribuiti ad attori non statali.
  • Gli attacchi con armi esplosive che hanno colpito gli aiuti umanitari sono aumentati del 52%: almeno 1.688 incidenti registrati in 17 Paesi e territori, di cui circa il 90% in Palestina. Operatori umanitari uccisi e assistenza salvavita interrotta proprio nel momento di maggiore bisogno.
  • Gli attacchi all’istruzione sono cresciuti del 64%: almeno 1.416 incidenti in 27 Paesi e territori in cui armi esplosive hanno danneggiato o distrutto strutture scolastiche o ucciso studenti e insegnanti.
  • La sanità continua a essere sotto attacco: almeno 1.272 incidenti in 22 Paesi e territori hanno colpito strutture sanitarie, ambulanze e personale medico, concentrati per circa il 90% in Libano, Myanmar, Palestina e Ucraina.
  • Colpiti anche cibo e acqua: almeno 1.082 incidenti hanno compromesso la capacità delle comunità di produrre e accedere al cibo, e 87 incidenti hanno danneggiato reti e infrastrutture idriche in almeno 15 Paesi e territori.
  • Le armi esplosive lanciate da aerei sono state le più utilizzate: il 67% di tutti gli incidenti che hanno colpito civili e infrastrutture civili, contro il 20% di armi lanciate da terra e il 13% di ordigni collocati direttamente.

Le conseguenze umanitarie di lungo periodo

Oltre alle morti e alle distruzioni immediate, il rapporto documenta gli effetti duraturi degli attacchi ai servizi essenziali. A Gaza, l’impennata di attacchi alle infrastrutture necessarie agli aiuti umanitari e alla produzione alimentare ha gravemente compromesso la capacità della popolazione palestinese di produrre o procurarsi cibo localmente, aumentando la dipendenza dall’assistenza umanitaria. In Ucraina, dall’inizio del conflitto oltre 3.800 scuole sono state colpite da armi esplosive, con pesanti ripercussioni sull’accesso all’istruzione dei bambini. In Libano, gli attacchi alle infrastrutture idriche ed energetiche collegate hanno gravemente compromesso l’accesso all’acqua sicura in almeno 36 incidenti.

“L’impatto devastante delle armi esplosive sui civili è prevedibile e si potrebbe prevenire” dichiara Katherine Young, responsabile della ricerca dell’Explosive Weapons Monitor “eppure il loro uso continuato ha radicato un modello di danno ai civili sempre più trattato come routine. Quando le armi esplosive vengono usate nelle aree popolate, i civili soffrono. Ciò che è particolarmente allarmante è che questo danno è diventato persistente nei conflitti di tutto il mondo, con il rischio di normalizzare la sofferenza civile su scala massiccia“.

La richiesta: attuare la Dichiarazione politica del 2022

Il Rapporto viene pubblicato in un momento di crescente preoccupazione per le violazioni del diritto internazionale umanitario e per la pressione sulle norme poste a protezione dei civili. Per questo l’Explosive Weapons Monitor e la rete INEW chiedono un rinnovato impegno per dare piena attuazione alla Dichiarazione politica del 2022 sul rafforzamento della protezione dei civili dalle conseguenze umanitarie dell’uso di armi esplosive nelle aree popolate (EWIPA), finora sottoscritta da 91 Stati, tra cui l’Italia.

In particolare, il rapporto raccomanda agli Stati di:

  1. riconoscere pubblicamente e chiedere azioni concrete per affrontare il danno causato ai civili e alle comunità dall’uso di armi esplosive nelle aree popolate;
  2. sottoscrivere la Dichiarazione e incoraggiarne l’adesione da parte di altri Stati, per garantirne l’adozione e l’attuazione più ampia possibile;
  3. rivedere, aggiornare o sviluppare politiche e prassi nazionali che stabiliscano limiti chiari all’uso di armi esplosive nelle aree popolate, al fine di evitare danni ai civili;
  4. promuovere e sostenere la collaborazione tra forze armate, società civile e organizzazioni internazionali nell’attuazione della Dichiarazione.

Un dato del rapporto rende ancora più urgente questo impegno: nel 2025 è aumentato l’uso di armi esplosive con danni a civili da parte di forze armate di Stati che hanno sottoscritto la Dichiarazione (otto Stati firmatari coinvolti, rispetto ai cinque del 2024).

La Rete Italiana Pace e Disarmo rilancia con forza queste richieste e chiede al Governo italiano di dare piena e concreta attuazione agli impegni assunti con la Dichiarazione politica EWIPA: adottare politiche e direttive nazionali che limitino l’uso di armi esplosive nelle aree popolate, sostenere attivamente il processo internazionale di implementazione della Dichiarazione e promuoverne l’adesione da parte di nuovi Stati.

“Il bombardamento delle città è diventato la normalità della guerra contemporanea, e a pagarne il prezzo sono quasi sempre i civili” evidenzia Alfio Nicotra, Coordinatore dell’Esecutivo della Rete Italiana Pace e Disarmo “Non possiamo accettare che oltre 22.600 vite spezzate in un anno vengano derubricate a semplice ‘danno collaterale’. L’Italia ha sottoscritto la Dichiarazione politica EWIPA e ora deve passare dalle parole ai fatti: proteggere i civili e le infrastrutture da cui dipende la loro sopravvivenza non è un’opzione, è un obbligo giuridico e morale“.

Iscriviti alla nostra newsletter!