Il Decreto, che entra in vigore oggi, riguarda la chiusura delle produzioni "ritenute non essenziali".

All’art. 1, lettera h), si dice che “sono consentite le attività dell’industria della difesa”, nonchè altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale.
Nell’Allegato 1 si elencano tutte le attività che restano aperte e operative, utilizzando il Codice ATECO, che con il numero 84 individua “Amministrazione pubblica e difesa”.

Nessuno Stato al mondo rinuncerebbe, nemmeno in una crisi emergenziale peggiore di questa, alla difesa nazionale. Si capisce. Ma qui si sta parlando di “industria della difesa”. Cosa significa? Che le fabbriche di armi, anche in questa fase, sono ritenute “essenziali”? Che l’industria militare è considerata “strategica per l’economia nazionale”? Allora non ci capiamo più.

La difesa del paese, è un conto. La produzione bellica, un altro.
Fucili, pistole, munizioni, carriarmati, elicotteri, blindati, non sono affatto essenziali in questo momento, e certamente non servono a contrastare la diffusione del Covid-19. Mi pare evidente.

Bisogna che Governo, Confindustria e Sindacati chiariscano immediatamente questo punto specifico.
Bisogna porre la questione della “difesa” (la vera difesa della comunità nazionale) al centro del dibattito politico, adesso e nel prossimo futuro. La nostra Campagna per la “Difesa civile, non armata e nonviolenta” appare ora in tutta la sua lungimiranza e centralità.

Siamo più determinati che mai.


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Mao Valpiana – Verona

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