Ci risiamo. La colpa è sempre dell’altro.

Pubblicato il 30 Luglio 2014

Nicola Canestrini

E dopo la conta di quanti bambini siano morti straziati dalle bombe, quanti feriti siano stati ammazzati nel loro letto di ospedale, ricomincia la girandola di accuse su chi sia il vero, primo, definitivo colpevole del conflitto israelo-palestinese.

Ha iniziato lui! Non è vero, è stato lui” si incolpano a vicenda i bambini quando vengono rimproverati dai genitori. E ogni genitore sa che non è andando dietro a questo filo che si riuscirà a ricomporre il conflitto, dal quale si uscirà solo insegnando ai bambini di gestire la diversità di opinioni e ragioni.

La guerra è sempre giusta per chi la combatte, e quindi i belligeranti sostengono inevitabilmente la fondatezza delle PROPRIE ragioni, attribuendo appunto sempre all’avversario la colpa di quanto sta accadendo.

Quindi adesso, nell’immediato, non mi interessa attribuire colpe, analizzare torti storici, anche perché ogni tentativo di analisi viene facilmente strumentalizzato attribuendo patenti (offensive) di sionismo, di antisemitismo, di nazismo. Ciò non aiuta ovviamente ad avvicinare le posizioni, che anzi ne escono ulteriormente lacerate, e quindi si ricomincia a litigare anche con l’esperto di turno ed i bombardamenti continuano.

Dalla dichiarazione di Balfour di quasi cento anni fa la storia della Palestina è storia di un conflitto: e sempre dalla dichiarazione di Balfour sorge il dubbio che l’arbitro che vuole dirimere i contrasti non sia esso stesso coinvolto, parteggiando per una delle parti (non sempre la stessa, peraltro, per le dure ragioni della Realpolitik).

Il dibattito infiamma anche oggi i commentatori, divisi a seconda dei loro pre-giudizi: si sono schierate numerose star musicali, del cinema, molti intellettuali. Spesso rompono tradizioni culturali e religiose per dissociarsi dal gruppo di appartenenza, con scelte intuibilmente dolorose: intanto però i civili continuano a venire massacrati, i bambini a venire bombardati mentre giocano a calcio, gli ospedali fatti saltare, i razzi continuano a partire diretti verso insediamenti civili.

Questo sistema di cercare la colpe altrui, di vedere la pagliuzza nell’occhio dell’avversario ignorando la trave nel proprio, non funziona fra bambini che litigano e non funziona – lo dimostrano i cento anni passati – nemmeno fra fazioni contrapposte nel secolare conflitto israelopalestinese.

E mentre si continua in questo insopportabile balletto gli “effetti collaterali” (?!) aumentano, gravando sulle nostre coscienze.

Come uscirne?

Smettiamola di schierarci per pre-giudizi, smettiamola di tentare di trovare nella storia le soluzioni immediate (ognuno peraltro invoca le proprie ragioni storiche): la priorità è di fermare le bombe ed i razzi, richiedendo un immediato cessate il fuoco.

Tocca all’opinione pubblica, cioè a noi, riaffermare le ragioni di una soluzione nonviolenta che non può che passare dal superamento di un approccio “di chi è la colpa?”.

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