Filastrocca in ostaggio

Pubblicato il 22 Maggio 2018

A pochi giorni di distanza la cronaca ci fa conoscere due ragazze pachistane: Sana, 16 anni, di Brescia, condotta in Pakistan con l’inganno e uccisa dai familiari perché era innamorata di un ragazzo italiano e si ribellava ad un matrimonio programmato, e Farah, 19 anni, di Verona, condotta in patria dai genitori con l’inganno e poi legata e picchiata fino a procurarle l’aborto per un bambino frutto di un amore proibito.

Storie analoghe raggiungono anche il Tribunale per i Minorenni e sono tra le più difficili da trattare. Il TM è sempre presente per assicurare a queste ragazze la possibilità di esercitare i loro diritti ma estremamente ardua è, per loro, la scelta, strette al solito angolo tra identità e appartenenza.

Notizie lontane

di fiducia tradita.

Aborti e mammane.

Prigioniere a vita.

 

Ci vuole coraggio

per una ragazza

tenuta in ostaggio

o passata per pazza

 

ad alzare la testa

camminare diritta

in mezzo alla tempesta

e probabile sconfitta.

 

Ma il velo sui capelli

non imprigiona i pensieri.

Le ragazze hanno cervelli

provano desideri.

 

La violenza più atroce

non suggella il segreto

non spegnerà la voce

che si oppone al divieto

 

se ad ogni latitudine

per arduo che sia

tra tanta solitudine

irrompe l’energia

 

felice delle donne

che accetta la scommessa

apparentemente soccombe

ma poi ritrova se stessa.

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