Microbiografie / 25 – Due autisti che danzano

Pubblicato il 9 Maggio 2018

Giro un angolo, e mi trovo davanti una scena vista già molte volte: col muso verso di me, c’è un camion della nettezza urbana, dotato di un apparato di lampeggianti e riflettori che non sfigurerebbe nelle scene iniziali di “Blade Runner”; in senso opposto, il solito SUV nero e minaccioso, coi vetri oscurati.
I due – complici anche le macchine parcheggiate nei due sensi – si bloccano reciprocamente.

Normalmente, situazioni come queste fanno sì che gli autisti inizino ad invitarsi reciprocamente alle pratiche che pare deliziassero gli abitanti di Sodoma o a fare ipotesi poco lusinghiere sui mestieri praticati con dedizione dalle rispettive madri.

Invece, questa mattina, camion e SUV iniziano un balletto di aggiustamenti, piccoli spostamenti, adattamenti, accordi.

Ma che dico, balletto? E’ Un minuetto, un pas–à-deux, un corteggiamento.

Confesso: mi fermo lì. Come fanno i vecchietti davanti ai cantieri, mi fermo a guardare.

Non che, alla fine, occorra molto.
Un paio di minuti di contorcimenti ed entrambi i mezzi riprendono la loro strada.
I due autisti si salutano col gesto della mano che fa Tex Willer quando è nella sua veste di capo Navajo.
Riprendo il cammino.

Da dove viene – mi chiedo – il blocco mentale che ci impedisce di capire che collaborare è più razionale che non collaborare?
Mentre sono ormai arrivato in ufficio, metto anche questa tra le tante domande cui non so rispondere.

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