Riflessioni sull’anno del virus
Pubblicato il 19 Marzo 2020
Anche se, secondo le cronache il virus era già presente in Cina almeno dall’inverno dell’anno precedente, il discorso della nonna è la classica coincidenza numerica, oltre che un’antica suggestione. Lasciamolo lì. Ma visto che in questo momento siamo tutti in quarantena, o in semi-quarantena, approfittiamone almeno per riflettere sulle cause di questa situazione, su come siamo arrivati qui. Questo al di fuori di ogni ideologismo o complottismo, sia chiaro. Quelli li lasciamo dove abbiamo lasciato il proverbio della nonna.
Constatiamo allora. Innanzi tutto lo stupore, per il precipitare delle cose. A dieci giorni dalla marcia mondiale per la pace a Cagliari del 29 febbraio, dove danzavamo festosi per le vie del centro per il disarmo e la nonviolenza, siamo arrivati quasi al coprifuoco. Siamo stati investiti da un’emergenza allarmante, che rischia di mandare in tilt un sistema sanitario sottodimensionato e spesso già al limite. Nell’epoca della tecnologia ci siamo trovati scoperti ad un attacco naturale di un virus. Il COVID 19 non è di per sé letale, ma molto contagioso e, in una non trascurabile percentuale dei contagiati, può creare complicazioni polmonari, talvolta la morte, o comunque la necessità di una terapia intensiva, che significa aiuto alla respirazione attraverso macchine e monitoraggio continuo del paziente. Nell’epoca della globalizzazione, in cui centinaia di migliaia di aerei volano ogni giorno collegando tutte le capitali e molte altre città del mondo, il virus si è diffuso più velocemente che mai e questo è probabilmente un segnale di debolezza del Sistema socio-economico che ci pervade. Ciò non elude il fatto che siamo ora tutti esposti e dobbiamo essere in grado di assumerci la responsabilità individuale e si spera collettiva di attuare con scrupolo ogni misura per prevenire il contagio, cioè rispettare le regole ed essere il più possibile sensati e razionali.
I virus ci sono sempre stati in natura e tante volte nella Storia hanno influenzato il destino umano, con gravi epidemie. Nella Storia Antica si ricorda la Febbre Tifoide che colpì la popolazione di Atene durante la guerra del Peloponneso, nel V secolo a.C. Nel Medioevo la peste nera imperversò per l’Europa mietendo vittime a grappoli. Nei secoli successivi ancora epidemie di peste, di vaiolo e di colera, imperversarono per l’Europa ed il Mondo. E poi la “spagnola”, in concomitanza con la Grande Guerra, nel secondo dopo guerra “l’asiatica”, fino alle più recenti: l’HIDV, la SARS, l’Ebola. Queste ultime comunque rimaste circoscritte in determinate aree geografiche, o non propagabili col semplice contatto, come nel caso dell’HIDV.
Cosa ci sia di così diverso nel Coronavirus 19 è stato detto (facile contagio ed effetti collaterali pericolosi) e abbiamo accennato a quanto il livello accelerato di globalizzazione nel quale stiamo vivendo possa aver contribuito ad una diffusione così veloce e mordente nel mondo, tanto da essere classificata come pandemia.
Pare probabile che il virus sia nato da una specie cinese di pipistrello, ma come attraverso l’animale sia arrivato all’uomo è difficile esser certi. Possiamo fare mille ipotesi. Che dall’ingestione dell’animale non ben cotto il virus sia entrato nell’uomo, o che ci sia entrato attraverso le feci cui qualcuno sia entrato in contatto nella pulizia di una stalla, o attraverso il passaggio attraverso un bovino…
Ma qualunque sia quella più vicina alla realtà, resta la sensazione forte che il virus sia nato a causa della depredazione umana sulla natura, con la restrizione inesorabile delle aree naturali boschive e il disorientamento delle rimanenti specie selvatiche da un lato e, dall’altro, dagli allevamenti intensivi di animali, spesso veri campi di sterminio, grandi incubatori di nuovi virus.
Quello di oggi è un terribile campanello d’allarme sul futuro della specie umana.
Al contempo ci avverte che, una volta passata tutti insieme l’emergenza, dovremo presto decidere tra l’evoluzione verso una società e un modo di vivere rispettosi della natura selvatica e marina, della pace e della libertà della persona umana e animale, o il proseguire con un modello economico che risucchia la madre Terra per i profitti di pochi e che così facendo mette sempre più a rischio il futuro di tutti.
Carlo Bellisai, 18.03.2020
















