
In Bosnia la Scuola di Pace e Nonviolenza – quarta tappa a Sarajevo
Pubblicato il 21 Agosto 2026
Redazione
Quarta tappa – Sarajevo
L’hotel dove siamo alloggiati domina la città dall’alto. La vista di Sarajevo attraversata dal fiume Miljacka e circondata dalle montagne è stupenda, ma viene da pensare che è la stessa che vedevano i cecchini che l’hanno tenuta in assedio per quattro anni.

La mattina è dedicata alla conoscenza del lavoro di due associazioni non governative e no profit che forniscono assistenza, mediazione culturale, vestiario e supporto ai migranti e richiedenti asilo, secondo i loro bisogni:
Kompass 071 e Collettive Aid, oltre al sostegno umanitario, svolgono anche un lavoro di denuncia di una legislazione sempre più tesa a comprimere il diritto d’asilo, e monitorano ciò che avviene sulle rotte balcaniche.
Siamo poi andati a visitare il Museo del Tunnel che passava sotto l’aeroporto e permetteva il passaggio di aiuti umanitari e persone che potevano così entrare nella città assediata.
Il pomeriggio l’abbiamo dedicato alla visita culturale, nel centro storico Baščaršija, dove si trovano la Moschea di Gazi Husrev-beg e la Vecchia Chiesa Ortodossa, con il museo delle icone, e si tocca con mano la convivenza interreligiosa di questa città.

La sera, abbiamo avuto il privilegio di avere nostra ospite a cena Kanita Focak, la donna, elegante e colta, che è stata il simbolo e il punto di riferimento della resistenza civile nella Sarajevo assediata. Ci ha affascinato con i suoi racconti di come sia riuscita, nonostante la sofferenza, le privazioni, la fame, i lutti, a trovare sempre spinte di vita per mantenere una normalità e dignità anche negli anni più bui. Nessuna parola di odio, ma una grande capacità di tenere insieme cultura croata, serba, bosniaca, rispetto religioso musulmano, ortodosso, cristiano, ebraico. Una lezione di vita.

Kanita Focak
















