In memoria di Alberto Trevisan, obiettore per tutta la vita

Pubblicato il 15 Marzo 2026

Alberto Trevisan ha rappresentato un pezzo importante di storia dell’obiezione di coscienza. Il primo libro “Processo all’obiettore” (Edizioni Feltrinelli) racconta proprio la sua lunga vicenda giudiziaria nei tribunali militari, e la sua lotta strenua per la legalizzazione dell’obiezione di coscienza. Alberto, negli anni, ha dato contributi importanti al movimento pacifista, di cui è stato protagonista, anche nel suo ruolo di Assessore negli Enti Locali per la pace. Ha particolarmente curato il tema della “memoria”, tenendo vivi i rapporti e i ricordi dei suoi compagni di strada, dall’avvocato Fracanzani a Monsignor Nervo, da Padre Cavagna all’avvocato Canestrini, e tanti altri che ha menzionato nel suo libro “Ho spezzato il mio fucile” (Edizioni EDB).

Alberto per tanti anni è stato iscritto al Movimento Nonviolento ed anche membro attivo del Comitato di coordinamento nazionale, nonché fedelissimo abbonato ad Azione nonviolenta sulla quale ha scritto molti dei suoi articoli.
L’ultimo atto di commemorazione dei sui amici defunti, ha voluto farlo proprio qualche giorno fa, andando a Peschiera del Garda per assistere alla tumulazione di Manlio Bombieri “il barbiere degli obiettori” che nel suo ruolo professionale poteva entrare in carcere portando di nascosto perché vietati dal regolamento militare, i bigliettini di amici e familiari e altre notizie. Proprio in questa occasione pochi giorni fa abbiamo avuto con Alberto l’ultimo scambio di email, e passando da Verona non ha voluto mancare di fare una visita alla Casa per la Nonviolenza.

Alla moglie Claudia e ai familiari tutti, va il cordoglio del Movimento Nonviolento.

Movimento Nonviolento

Di seguito alcune testimonianze arrivate da amiche e amici del Movimento Nonviolento

 

Un testimone amico

La notizia della scomparsa di Alberto Trevisan arriva dolorosa e inaspettata.
Alberto era passato a trovarmi proprio una settimana fa.
Dopo essere stato a Peschiera del Garda alla cerimonia di tributo di un suo, e nostro,  caro amico, Manlio Milani, il “barbiere degli obiettori”, come lui figura preziosa dell’obiezione di coscienza al servizio militare, si era allungato a Verona e mi aveva raggiunto alla Casa per la nonviolenza, per salutarmi ed accertasi che io e il Movimento Nonviolento stessimo bene. Si è fermato poco, giusto un saluto, un abbraccio, uno sguardo alla Casa.
Un momento di affetto e vicinanza, come bene sapeva fare. Sono molto grata di aver avuto questo momento insieme.
Qualche settimana prima ci eravamo sentiti al telefono, come capitava almeno un paio di volte l’anno.
Chiedeva di me, e mi aggiornava su di sé, sulla sua famiglia, e soprattutto sul suo instancabile impegno per la pace e l’obiezione alla guerra, sugli incontri che faceva, in particolar modo con i giovani, per raccontare la sua storia, la sua scelta di essere obiettore di coscienza.
Questa volta abbiamo parlato a lungo del suo periodo al carcere di Peschiera, dei momenti difficili, della convinzione della sua obiezione, e dell’aiuto prezioso che gli dava Manlio nel portargli, facilitato dal lavoro di barbiere, bigliettini e notizie di familiari e amici.
Alberto mi diceva, sempre con un gran sorriso, che io e lui saremmo per sempre stati collegati nell’impegno personale del rifiuto della guerra.
E aveva ragione; lui è stato una parte importante della storia dell’obiezione di coscienza, ed è anche grazie alla sua scelta e al suo impegno e sacrificio per la nonviolenza che io ho potuto, e in tanti ragazzi e ragazze oggi ancora possono fare, il servizio civile.
Oggi terrò ed userò con ancora più cura il tuo libro “Ho spezzato il mio fucile”.
Grazie Alberto, per la tua testimonianza di vita, e ancor di più per la tua amicizia.

Caterina Del Torto

Un esempio da seguire

 

Il nome di Alberto Trevisan mi era già familiare e punto di riferimento al tempo della mia scelta di obiezione di coscienza al servizio militare, nella seconda metà degli anni ‘80, leggendo i suoi articoli su Azione nonviolenta attraverso i quali avevo saputo del suo passaggio, da obiettore, nella carceri militari prima della Legge del 1972, che anche attraverso quella prigione aveva contribuito ad ottenere per tutti. Lo avrei incontrato di persona una decina di anni dopo non ricordo più in quale Congresso nazionale del Movimento Nonviolento e poi, regolarmente, per diversi anni nel Comitato di coordinamento, insieme alla moglie Claudia: sempre gioviale e, contemporaneamente, costruttivamente critico nei vari passaggi decisionali.

Ma lo ricordo anche in iniziative importanti per la mia formazione personale: una manifestazione veronese in cui indossò nuovamente la tuta blu operaia, indossata da giovane al carcere di Peschiera del Garda, per raccontare vividamente la sua esperienza quando aveva “spezzato il suo fucile”, come amava dire; la visita alla tetra fortezza di Peschiera, oggi patrimonio UNESCO, dove fece da guida ai partecipanti nel raccontare le sofferenze, le vessazioni subite ed il coraggio dimostrato dalle diverse generazioni di obiettori di coscienza che vi furono reclusi negli anni; un breve soggiorno insieme a Ghilarza, nel paese Natale di Antonio Gramsci, presso la casa donata al Movimento Nonviolento dagli amici Agata e Marino, dove Alberto e Claudia davano una mano nella gestione ed io facevo uno dei miei primi cicli di incontri pubblici su Aldo Capitini… e poi le tante Marce da Perugia ad Assisi fatte insieme.

Proprio la Marcia è stata l’occasione del nostro ultimo scambio: un articolo mi era stato chiesto nei mesi scorsi dalla rivista Mosaico di Pace sull’ultima marcia organizzata da Perugia ad Assisi dalla relativa Fondazione: Alberto lo aveva letto e mi aveva risposto, sulla rivista, con affetto ma criticamente, puntualizzando il suo punto di vista. Da parte mia, concludevo la mia risposta alla sua, proprio sul numero di marzo di Mosaico, dicendogli che ero certo che sulla strada della nonviolenza avremmo camminato ancora insieme, inviandogli un abbraccio di stima e riconoscenza, che spero abbia fatto in tempo a leggere. In ogni caso, so che cammineremo ancora insieme – capitinianamente compresenti – su quella strada, con i tanti che, anche grazie al suo esempio, spezzeranno oggi i loro fucili. L’obiezione di coscienza di cui c’è più che mai bisogno ed alla quale Alberto ci richiama ancora.

Pasquale Pugliese

Ricordo dalla Sardegna

I ricordi che serbo di Alberto Trevisan sono legati alle sue venute in Sardegna e, in particolare, alla sua frequente partecipazione ad i seminari estivi alla Casa per la pace di Ghilarza. Di Alberto voglio ricordare soprattutto lo spessore umano e la grande energia con cui cercava di propagare le idee nonviolente. Nelle pause delle attività e, spesso, nei giorni precedenti e successivi delle stesse, girava per le strade di Ghilarza e parlava con le persone che incontrava, con una naturalezza ed una spontaneità incredibili. Per lui la nonviolenza iniziava dal rapporto umano quotidiano con le persone. Aveva così fatto diverse conoscenze ed insieme contribuito a far conoscere l’esistenza della Casa per la pace e la nonviolenza.

Carlo Bellisai

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