
Un barbiere nonviolento. Memoria di Manlio Bompieri, di Peschiera del Garda, figura storica dell’obiezione di coscienza.
Pubblicato il 22 Febbraio 2026
Redazione
IL BARBIERE
Protagonista decisivo della stagione d’oro dell’obiezione di coscienza, dell’antimilitarismo e della nonviolenza in marcia, Manlio Bompieri ha concluso la sua vita terrena.
Uomo buono, operoso, sorridente, generoso. Per noi era “il barbiere di Peschiera del Garda”, il suo storico negozio era un crocevia di incontri e riunioni. Senza di lui non si sarebbero potute svolgere tutte le marce, le manifestazioni, i sit-in fatti davanti al carcere militare dove erano rinchiusi gli obiettori di coscienza.
Manlio è stato un attivista nonviolento da manuale. Non si tirava indietro nemmeno quando c’era da rischiare in proprio con la disobbedienza civile.
Ha vissuto la stagione radicale e poi quella ecologista, per la difesa del suo amato Lago, esperto velista contro la navigazione a motore, profondo conoscitore delle colline moreniche e del mondo fluviale.
Poteva vantarsi di essere stato il barbiere di Marco Pannella, Sandro Canestrini, Pietro Pinna. Ma erano loro ad aver avuto il privilegio di un taglio gratuito fatto personalmente da Manlio, prima di una manifestazione o di un processo.
Mi spiace davvero che i giovani non abbiano potuto conoscerlo nella stagione del suo impegno per un mondo migliore.
Manlio era un Maestro anche nell’umiltà.
Lo ricordo con gratitudine.Mao Valpiana
Pubblichiamo qui di seguito un articolo di Manlio Bompieri che ricorda il suo attivismo radicale e nonviolento, comparso nel volume “Il radicale ignoto. Cinquanta storie” a cura di Valter Vecellio.
Il comizio di Marco, con il sangue alla testa
Carissimi,
mi riesce difficile raccontarvi le motivazioni che mi hanno portato ad essere, come dite voi un radicale storico.
Brevemente con queste poche righe vi descrivo alcuni fatti che determinarono la mia scelta radicale, continuativa fino ai nostri giorni.
A quei tempi, vi parlo degli anni ’68-’73 ebbi l’opportunità di conoscere nelle giornate conclusive delle marce antimilitariste Trieste-Aviano, che si concludevano sempre qui a Peschiera, nella piazza antistante il carcere militare, Marco Pannella e Roberto Cicciomessere. Erano
gli anni che ci si batteva per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza al servizio militare. Anni piuttosto vivaci, con molti giovani impegnati a cambiare questa nostra società!
Davanti al carcere, infatti, ci si trovava con tanti giovani antimilitaristi delle più svariate provenienze: dai cattolici ai cristiani valdesi, dagli anarchici ai radicali, e il numeroso gruppo nonviolento con il suo leader Pietro Pinna, il primo obiettore del dopoguerra. Erano i tempi in
cui avevo una grande sete di conoscenza, di verità, di giustizia, di libertà. Fu proprio in quel periodo che feci la scelta nonviolenta laica-libertaria, e presi la tessera del Partito Radicale. Era il 1972! Ho qui fra le mani per l’appunto la tesserina storica, che ho fortunatamente trovato rovistando tra i vecchi ricordi.
Ricordo molto bene, come fosse oggi, le battaglie di quei giorni, il fascino che suscitava Pannella con la sua intramontabile grinta, quella convincente capacità oratoria, la sua tangibile testimonianza forte, nonviolenta. La prima volta, mi sembra nel ‘70 a Udine durante una sosta
della marcia antimilitarista, lo vidi tenere un lungo discorso, un fazzoletto insanguinato in mano con il quale tamponava la ferita alla testa provocata dal calcio del fucile di un carabiniere, che poco prima, durante una carica, l’aveva colpito. Bene, Marco pubblicamente lo perdonò.
Ricordo bene Cicciomessere con cui ebbi più volte l’occasione di colloquiare, lui era, come obiettore, un secondo cliente del carcere, assieme ai suoi amici Alberto Trevisan, Enzo Melegari, Matteo Soccio, Minnelli, Scapin ed altri.
Poi come non ricordare Pietro Pinna? Collaboratore di Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento, era sempre sereno, sicuro di sé e del messaggio che portava. Lui come gli altri era inattaccabile dalle frequenti provocazioni dei poliziotti; e io mi stupivo per l’audacia dei loro discorsi, la sicurezza, il selfcontrol del loro comportamento.
Ricordo gli slogan urlati davanti al carcere, il più usato era: “Fuori gli obiettori dentro i generali!”. A me sembrava esagerato, invece la cosa era profetica!!! Venne il tempo che dal medesimo carcere uscirono gli obiettori e alcuni generali vi entrarono!
Di quei tempi, ricordo di un pomeriggio, la presenza di una bella giovane donna tenere un bellissimo discorso in mezzo al popolo antimilitarista in sitting-down e a un numeroso pubblico di cittadini, suscitando molta ammirazione e convinzione: era Emma Bonino! Era la nostra cara ed infaticabile Emma! Grazie Emma, grazie Marco, grazie a tutti i personaggi radicali che in tutti questi anni, con la loro testimonianza hanno contribuito al miglioramento delle coscienze per una società più giusta laico-ribertaria.













