
Mesarvot: Israeliani “traditori” che fanno la pace. Quanti sono? Chi li paga? Cosa fanno?
Pubblicato il 5 Marzo 2026
Campagna di Obiezione alla Guerra
Il Movimento Nonviolento sostiene Mesarvot
Israele è impegnato su diversi fronti di guerra: Iran, Libano, Yemen e sul fronte interno, nella striscia di Gaza e in Cisgiordania. Una potenza di fuoco che ha infiammato la regione, in alleanza con gli Stati Uniti d’America.
Come Campagna di Obiezione alla Guerra del Movimento Nonviolento abbiamo deciso di sostenere chi si oppone a tutto questo. Siamo dalla parte degli Israeliani che hanno scelto la pace, che vogliono spezzare il fucile. Li aiutiamo concretamente finanziando le loro attività.
Abbiamo inviato loro una donazione di 5.000 euro, orientata in modo esplicito a due ambiti: la difesa legale degli obiettori e delle obiettrici davanti ai tribunali militari e il sostegno a iniziative di gruppi “misti” costruite insieme ad attivisti palestinesi, perché la nonviolenza non è un’etichetta identitaria ma un metodo di relazione e di lotta che attraversa confini e appartenenze.

Yuval Peleg e Ayana Gertsmann davanti al carcere militare di Tel Aviv
Mentre la guerra e l’occupazione continua a produrre devastazione e repressione, la rete israeliana Mesarvot ha scelto una linea di resistenza netta: stare accanto a chi rifiuta l’arruolamento e non collabora con un sistema militarizzato, pagando spesso un prezzo immediato in termini di procedimenti, carcere, isolamento e stigmatizzazione sociale. Sono in veloce aumento i giovani che scelgono il rifiuto: ancora minoranza, ma abbastanza numerosi da rendere necessario raccontare solo alcuni casi emblematici e, soprattutto, organizzare strutture di supporto stabili. L’obiezione di coscienza al servizio militare, obbligatorio per tutti in Israele, sta diventando più frequente e, parallelamente, più colpita sul piano giudiziario e detentivo. Fonti giornalistiche indipendenti hanno documentato l’irrigidimento dell’apparato militare e l’allungamento delle pene, insieme a una nuova generazione di giovani che dichiara pubblicamente il rifiuto come scelta politica contro guerra e occupazione.
Chi finanziamo con la Campagna di Obiezione alla guerra
Mesarvot ha potuto offrire, nel 2025, difesa legale a 45 obiettori e obiettrici, di cui 17 hanno affrontato detenzioni ripetute. Al momento è in carcere un obiettore che ha scelto di rimanere anonimo, detenuto per la sua prima pena carceraria, che si presenta con le iniziali E.A.
Come Campagna di Obiezione alla Guerra abbiamo aiutato Mesarvot a sostenere i seguenti casi:
– Itamar Greenberg ha trascorso 6 mesi in carcere militare, più di qualunque altro obiettore nell’ultimo decennio. Obiettore proveniente da una famiglia conservatrice con tradizione militare, il suo è un esempio di pensiero criticamente eccezionale nel proprio ambiente;
– Yona Roseman ed Ella Kider hanno trascorso rispettivamente 50 e 30 giorni in carcere. Entrambe sono state prese di mira, con maltrattamenti da parte delle guardie carcerarie. Sono state tenute in isolamento.
– Yuval Peleg è stato rilasciato solo di recente dopo 130 giorni di carcere. Come nel caso di Itamar, questo mostra che l’esercito sta aumentando le condanne per gli obiettori nel tentativo di intimidirci.
L’inasprimento delle pene è il tentativo di intimidazione in atto da parte dei vertici israeliani: non solo punire chi rifiuta, ma scoraggiare chi potrebbe farlo domani.

Ella Kider comunica pubblicamente la sua obiezione
L’azione del network tiene insieme tre livelli.
Il primo è quello della solidarietà diretta con gli obiettori e le obiettrici. Mesarvot insiste su un dato politico e pratico: l’obiezione non è un gesto individuale da consumare in solitudine, ma un’opzione collettiva che deve diventare visibile e “praticabile” per altri e altre, dentro una società in cui l’arruolamento è presentato come norma inevitabile.
Il secondo livello è quello delle proteste e dell’advocacy pubblica: presìdi davanti ai luoghi di detenzione, iniziative davanti ai centri di reclutamento, interventi nelle manifestazioni settimanali a Tel Aviv/Yaffa per il ritorno dei prigionieri israeliani, cercando di riportare nell’agenda pubblica la questione del rifiuto della guerra e dell’occupazione, con azioni simboliche come quella del rogo degli ordini di arruolamento, che ha avuto risonanza internazionale.
Il terzo livello, spesso quello meno visibile ma decisivo, è la rete di cura e di competenze: la rete dei refusers israeliani vive l’ostracismo sociale, le aggressioni, la vulnerabilità economica di chi non ha risorse per sostenere difese costose, e le condizioni carcerarie fino all’isolamento e alle punizioni fisiche. In risposta, sono molte le attività di rete (es. incontri periodici, iniziative culturali), e soprattutto supporto professionale: visite legali settimanali in carcere, accompagnamento legale lungo tutto il percorso, consulenza per il rapporto con i media, programmi di sostegno psicologico.
Il lavoro continua, c’è bisogno di più
Per i prossimi mesi ci si aspetta un nuovo boom di obiezioni. Questo significa più procedimenti, più udienze, più giorni di carcere, più bisogno di avvocati e di accompagnamento continuativo. Significa, soprattutto, una scelta: lasciare che l’obiezione resti un gesto eroico isolato, oppure fare in modo che diventi un’opzione reale, sostenibile, replicabile.
Un principio guida semplice ma capace di urtare il sistema: l’obiezione di coscienza è una delle forme più incisive di resistenza contro la pulizia etnica e l’apartheid nel contesto israelo-palestinese di oggi. Ma nessuno dovrebbe affrontare tribunali militari e detenzione da solo. Con il supporto di una rete internazionale si può garantire rappresentanza legale a decine di obiettori e obiettrici che scelgono di rifiutare quest’anno e contribuire a costruire una nuova generazione di attivisti e attiviste antimilitarista e nonviolenta.

Yona Roseman durante l’arresto
Cosa puoi fare subito: aderire e sostenere
La Campagna del Movimento Nonviolento (vai qui) mette a disposizione due strumenti operativi: l’adesione alla Dichiarazione di obiezione di coscienza alla guerra e alla sua preparazione (compilabile online o inviabile via email/posta) e il sostegno economico alla raccolta fondi.
Per contribuire economicamente alla Campagna:
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versamento su IBAN IT35 U 07601 117000000 18745455
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intestato a Movimento Nonviolento
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causale: “Mesarvot Campagna Obiezione alla guerra”
a cura della Campagna di Obiezione alla Guerra














