Record di 40 miliardi per le spese militari: l’Osservatorio Mil€x, fondato con la collaborazione del Movimento Nonviolento, lancia l’allarme

Pubblicato il 5 Novembre 2026

Redazione

Nel 2027 per la prima volta la spesa militare italiana previsionale supererà i 40 miliardi di euro (+18% sul 2026), con il bilancio della Difesa a quasi 39 miliardi e i costi per nuove armi a 17,2 miliardi, il 43% del totale. Dei circa 4,5 miliardi in più rispetto alla legislazione vigente, la gran parte va ad armamenti e amministrazione, mentre il DPP, atteso per aprile, ancora non è stato presentato al Parlamento.

Per la prima volta la spesa militare italiana previsionale supera i 40 miliardi di euro l’anno. E’ quanto emerge dall’analisi delle delle tabelle della Legge di Bilancio 2027 appena presentata al Parlamento secondo la metodologia Milex. È un nuovo record storico, con una crescita di oltre 6 miliardi (+18%) rispetto ai quasi 34 miliardi del 2026 e in deciso incremento anche rispetto al quadro tendenziale, cioè a legislazione vigente, che il Bilancio per il 2026 prevedeva per l’annata successiva.

Il dato principale è la crescita del bilancio proprio del Ministero della Difesa, che da solo sfiora i 39 miliardi, con un incremento di circa 6,5 miliardi rispetto ai 32,4 miliardi del 2026 (quasi +20%). A trainarla sono soprattutto le spese per armamenti: nel solo bilancio Difesa salgono a da 9,9 a 13,5 miliardi (+37%) e, sommando i fondi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, i costi per nuove armi fanno un salto di 4 miliardi, da 13,2 a 17,2 miliardi, arrivando a rappresentare il 43% di tutta la spesa militare. Crescono in modo marcato, oltre agli investimenti in armi, anche le spese correnti per le voci di amministrazione e funzionamento: un segnale in linea con quanto abbiamo descritto nei mesi scorsi: la Difesa fatica a gestire l’enorme quantità di risorse che continua a fluire verso nuove acquisizioni di sistemi d’arma.

Tutti i dati che seguono sono previsionali, calcolati sulle tabelle di bilancio (competenza) e quindi soggetti alle modifiche che il Parlamento potrà introdurre durante la discussione. Nel confronto con il 2026 usiamo gli stessi criteri di stima.

Il bilancio del Ministero della Difesa: oltre 38 miliardi

Come sempre la stima parte dal bilancio proprio del Ministero della Difesa. Per il 2027 le tabelle assegnano a via XX Settembre 38.823 milioni di euro, 6.425 in più (+19,8%) rispetto ai 32.398 milioni del 2026. Si supera complessivamente la soglia dei 38 miliardi, un anno dopo aver superato quella dei 32: in poco più di dieci anni il bilancio del Ministero è quasi raddoppiato, visto che per il 2017 era di 19.776 milioni.

Il totale comprende anche circa 8,1 miliardi di spesa dei Carabinieri per ordine pubblico e funzioni forestali, che Milex (come anche la NATO) non conteggiamo come spesa militare. La quota dei Carabinieri nelle missioni all’estero, stimata in 650 milioni, è invece inclusa nella voce del personale.
Il personale della Funzione Difesa cresce complessivamente di circa 540 milioni (+4,4%), arrivando a 12.879 milioni: 6.619 per l’Esercito, 2.560 per la Marina, 3.049 per l’Aeronautica e 650 per i Carabinieri impiegati nelle missioni militari all’estero.

Armamenti in esplosione, e un’amministrazione che non regge

Ben più consistente è l’aumento riferito all’acquisto di armamenti e alla gestione di questa enorme massa finanziaria a disposizione del procurement militare. Nel bilancio proprio della Difesa questo ambito passa da 9.891 a 13.521 milioni (+3.629 milioni, +36,7%), grazie soprattutto ai fondi assegnati alla “Pianificazione dei programmi di ammodernamento e rinnovamento degli armamenti, ricerca, innovazione tecnologica, sperimentazione e procurement militare” (gestita nella nuova configurazione ministeriale dalla Direzione Nazionale degli Armamenti) che sale da 8.760 a 12.051 milioni (+37,6%), mentre la “Pianificazione generale delle Forze Armate e degli approvvigionamenti militari infrastrutturali” coordinati dal Segretariato Generale della Difesa arrivano a 1.470 milioni (+29,9%).
A questi fondi si sommano quelli collocati presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove gli interventi in materia di difesa nazionale salgono da 3.060 a 3.278 milioni (+7,1%) e gli altri fondi per il sostegno alla produzione militare si attestano su 412 milioni, quasi il doppio dei 216 milioni del 2026. Complessivamente i costi per acquisizioni di nuove armi arriveranno ad essere nel 2027 l’enorme e storica cifra di 17.211 milioni, 4.044 milioni in più del 2026 (+30,7%): il 43% di tutta la spesa militare stimata, contro il 38,8% dell’anno scorso.

Il secondo dato da sottolineare riguarda l’amministrazione e la gestione di tutto questo flusso finanziario. Le spese per uffici e voci non operative passano da 2.760 a 4.305 milioni (+1.545, +56%). Le risorse a disposizione degli Stati maggiori della Difesa e dei comandi centrali crescono di 437 milioni (a 1.803), e soprattutto la quota per i Servizi generali di direzione amministrativa (Bilandife) passa da 802 a 1.824 milioni, più del doppio, con un incremento di oltre un miliardo.
Questo quadro è coerente con quanto abbiamo documentato nei consuntivi analizzati di recente: nell’Annuario Milex 2026 abbiamo mostrato che nel 2025 il settore investimento ha accumulato un disavanzo di cassa di quasi 2 miliardi di euro, coperto da un’integrazione straordinaria di 800 milioni dal Ministero dell’Economia e dal rinvio di circa 1,1 miliardi di residui, con una capacità di spesa di cassa scesa all’80% (era il 90% nel 2021). La Difesa fatica cioè a gestire le risorse che ha già, e le tabelle 2027 prevedono di aggiungerne molte di più sia per le armi sia per la macchina che dovrebbe spenderle. Si stanziano cifre per le armi che l’amministrazione non riesce a smaltire nello stesso esercizio: più che l’efficacia della spesa, a contare sembra essere la cifra da mettere a disposizione delle fatture di acquisto armi.

Dal bilancio della Difesa alla spesa militare reale

Per passare dal bilancio del Ministero della Difesa alla stima della spesa militare annuale (quella considerata ai fini dei parametri NATO) occorre, come sempre, togliere e aggiungere alcune voci. La sottrazione principale riguarda la parte non militare dell’impiego dei Carabinieri: 8.256 milioni per l’ordine pubblico e 513 milioni per le funzioni forestali, di cui conserviamo solo la quota relativa alle missioni militari all’estero. Poiché il DPP non esplicita più questa cifra, la stimiamo con una parametrizzazione basata sulla quota percentuale del bilancio dei Carabinieri negli anni in cui il documento la indicava: 650 milioni nel 2027 (erano 600 nel 2026).
Si aggiungono poi le voci di spesa militare che non stanno nel bilancio della Difesa: i fondi per armamenti e produzione militare del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (3.690 milioni), il Fondo del Ministero dell’Economia per le missioni internazionali, che consideriamo al 90% (1.450 milioni, +22,6% sul 2026) e la spesa pensionistica militare a carico dell’INPS, stimata in 4.200 milioni sulla base degli ultimi Rendiconti INPS e Conti annuali del MEF, al netto dei contributi previdenziali (era 4.500 nel 2026).

Il totale: 40 miliardi di spesa diretta, 41 con i costi indirettiì

La spesa militare diretta prevista per il 2027 è quindi di 40.044 milioni di euro, con una variazione el +18% rispetto al 2026. A questa cifra si possono aggiungere due voci di costi indiretti che non passano dal bilancio dello Stato in forma esplicita. La prima è l’investimento per le basi militari statunitensi sul territorio italiano, fuori dal bilancio della Difesa: 570 milioni (500 nel 2026), una stima che abbiamo ridimensionato rispetto alle precedenti, circa 850 milioni, per evitare sovrastime, ma che rimane un elemento rilevante e sul quale bisognerebbe ricevere maggiori informazioni da parte del governo. La seconda è la compartecipazione italiana a spese di natura militare in ambito europeo, ancora 550 milioni: la calcoliamo applicando la quota del 12% attribuita all’Italia ai costi 2027 di European Defence Fund e Military Mobility, alla ripartizione annua dei 17 miliardi complessivi dello European Peace Facility e alle quote dei nuovi programmi EDIP e AGILE. I costi indiretti ammontano così a 1.120 milioni e portano il totale a 41.164 milioni di euro (+17,6% sul 2026).

In rapporto al PIL previsionale la spesa diretta sale così all’1,67%, dall’1,46% del 2026, e all’1,72% includendo i costi indiretti (1,51% nel 2026): un balzo di circa 0,21 punti percentuali in un solo anno, calcolato su un PIL previsionale di 2.394 miliardi di euro. Come sempre si tratta della parte “pura” della spesa militare (personale, esercizio, investimento), quella a cui la NATO applica il target del 3,5% del PIL entro il 2035. Non è invece stimabile la quota dell’1,5% aggiuntivo per la sicurezza in senso lato, che il Governo ancora non dettaglia.

Quanto vale la manovra rispetto alla legislazione vigente

Il ricalcolo permette di separare quanto era già previsto da decisioni precedenti da ciò che aggiunge la Legge di Bilancio 2027. A legislazione vigente il bilancio del Ministero della Difesa per il 2027 era atteso a 34.298 milioni di euro: i 38.823 milioni delle tabelle sono 4.525 milioni in più (+13,2%). Sono questi i circa 4,5 miliardi (lo 0,19% del PIL) di cui si è parlato in questi giorni, e che il Governo giustifica attivando, con l’articolo 91, la clausola nazionale di salvaguardia (National Escape Clause, NEC) per le spese di difesa. È una quota decisiva della crescita sul 2026 (+6.425 milioni): ne vale il 70%, mentre appena 1.900 milioni erano già previsti.

Quasi nulla di questi 4,5 miliardi riguarda il personale militare (+4,6 milioni in tutto, tra Esercito e Marina). Il 59% (2.671 milioni) va agli acquisti di armamenti: 2.634 milioni alla Direzione Nazionale degli Armamenti, +28% sul previsto e quasi esattamente il rifinanziamento di 2.630 milioni del fondo per i programmi di investimento pluriennali, e altri 37 milioni al Segretariato generale. Un altro 33% (1.487 milioni) va a uffici e voci non operative: 985 milioni alla direzione amministrativa (Bilandife), che più che raddoppia rispetto al previsto (+117%), e 503 milioni agli Stati maggiori della Difesa. L’ultimo 8% (362 milioni) è per i Carabinieri in funzioni di ordine pubblico e forestali, che non contiamo come spesa militare. Considerando anche i fondi del MIMIT, sostanzialmente invariati (−10 milioni), i costi per nuove armi arrivano a 17.211 milioni, 2.661 in più dei 14.550 già previsti. Nel ricalcolo la differenza sulla spesa militare diretta è quindi di circa 4,15 miliardi.

Il confronto con il 2023: dalla prima manovra del Governo Meloni a oggi

Per misurare la corsa della spesa militare in pochi anni conviene guardare al 2023, anno della prima Legge di Bilancio del Governo Meloni. Allora la stima Milex della spesa diretta era di 26.700 milioni di euro: i 40.044 milioni del 2027 risultano quindi essere una crescita di 13,3 miliardi in più (+50%) in cinque bilanci, dal 2023 al 2027. Il bilancio proprio della Difesa passa nello stesso periodo da 27.723 a 38.823 milioni (+40%). Rispetto al 2022, ultimo anno prima della manovra del nuovo Governo, quando la stima era di 25.700 milioni, la crescita è del 55,8%. In euro costanti la spesa del 2023 equivale a circa 27,8 miliardi di euro 2026: anche senza un’ulteriore rivalutazione, il confronto con il 2027 indica una crescita reale dell’ordine del 40%.

La crescita è ancora più marcata per gli armamenti. I costi per nuove armi passano da circa 9,5 miliardi nel 2023 a 17,2 nel 2027, quasi un raddoppio (circa +81%), e dal 36% a circa il 43% di tutta la spesa militare. Quasi tutto l’aumento arriva dal bilancio della Difesa, che nel periodo più che raddoppia (da circa 5,6 a 13,5 miliardi), mentre i fondi del MIMIT restano attorno ai 3-4 miliardi: è la conferma della tesi dell’Annuario Milex, secondo cui l’accelerazione della spesa italiana passa interamente dall’acquisto di sistemi d’arma. Per dare la scala, nell’Annuario avevamo calcolato che i quattro esercizi 2023-2026 valgono in totale oltre 46 miliardi di spesa per armamenti: il solo 2027, con 17,2 miliardi, ne vale più di un terzo.

Senza DPP, senza trasparenza

Questi 40 miliardi vanno letti insieme a un’assenza grave: il Documento Programmatico Pluriennale della Difesa, che per legge dovrebbe arrivare in Parlamento in primavera (aprile), a inizio novembre 2026 (quindi con sette mesi di ritardo!) non è ancora stato presentato.
Il Parlamento si trova così a discutere una Legge di Bilancio da cui si ricava una quota record di 13,5 miliardi gli acquisti di armamenti nel solo bilancio della Difesa che come detto diventano 17,2 miliardi complessivi considerando i fondi del MIMIT, senza avere accesso al documento che (pur con ritardo) dovrebbe dire quali programmi siano in corso, quanto costino in totale e con quali profili di spesa pluriennali. Invece ad oggi non si può avere nemmeno il dettaglio ufficiale di quanto è stato deciso conta Legge di Bilancio di un anno fa: capire che tipo di investimenti siano in corso è, senza il DPP, davvero difficile, e i fondi che crescono di più restano numeri generali e grossolani che impediscono, come scatole chiuse, una reale trasparenza e consapevolezza di scelta..
Il ritardo in sé non è una novità, ma è la tendenza a peggiorare. Come documentato nell’Annuario Milex 2026, il DPP arriva alle Camere con ritardi sistematici e si impoverisce di anno in anno: l’edizione 2025 aveva già eliminato i costi complessivi dei singoli programmi, la quota dei Carabinieri nelle missioni e i dettagli sui conteggi trasmessi a OCSE e SIPRI. La mancanza riguarda anche i conteggi per i target NATO. Nel DPP la Difesa spiega come passa dal proprio bilancio al “bilancio in chiave NATO” cioè alle cifre che l’Italia comunica all’Alleanza: con queste riclassificazioni, ad esempio, l’Italia ha potuto comunicare il 2% del PIL al vertice dell’Aja del 2025, mentre la nostra stima “pura” per il 2026 era all’1,46%. Ora che il target si è spostato al 5% (3,5% di difesa più 1,5% di sicurezza allargata entro il 2035), tema tornato al vertice NATO di Ankara di luglio, serve capire quali dinamiche di conteggio siano usate per raggiungere quei risultati e quali l’Alleanza accetti. Senza il DPP non è possibile saperlo.
È una mancanza già grave in generale, per trasparenza e democraticità, ed è particolarmente grave ora, nel momento in cui la spesa militare si impenna fino a 40 miliardi e quella per armamenti cresce di oltre il 30% in un anno. Negare al Parlamento il quadro programmatico di cosa si sta acquistando e di come lo si conta è un problema che il Governo deve risolvere subito.

(articolo da Osservatorio Mil€x)

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