
Diario della Missione di Pace a Vilnius/5
Pubblicato il 25 Agosto 2025
La missione di pace si è conclusa con la manifestazione nella piazza intitolata al poeta lituano Vincas Kudirka, davanti al palazzo del governo, per la pace, per il disarmo nucleare, per il diritto all’obiezione di coscienza.
Promossa da Our House, dalla #ObjectWarCampaign e dal Movimento Nonviolento, ha visto la partecipazione della comunità bielorussa esule a Vilnius e della nostra delegazione italiana.
Alcuni amici bielorussi, ancora privi di documenti in regola, hanno preferito rimanere ai margini per non correre il rischio di essere identificati e mettersi ulteriormente nei guai.
La manifestazione, con cartelli in inglese e bandiere plurilingue della pace, della nonviolenza e la bandiera tradizionale della Bielorussia, bianca e rossa, si è svolta regolarmente, in modo statico come era stata autorizzata, sotto gli occhi incuriositi o indifferenti dei passanti lituani e dei tanti turisti che affollano Vilnius.
Olga Karach ha dichiarato che “l’obiezione di coscienza al servizio militare è un diritto umano fondamentale, in quanto rientra nel diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e religione stabilito dall’articolo 18 della Dichiarazione universale dei diritti umani, dall’articolo 18 del Patto internazionale sui diritti e doveri politici (ICCPR) e dall’articolo 10 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea”.
Mao Valpiana ha sottolineato “le richieste della campagna internazionale ObjectWar, sostenuta da più di 120 associazioni, fra cui il Movimento Nonviolento: questa Campagna chiede che l’Unione Europea riconosca lo status di rifugiati politici agli obiettori di coscienza, disertori e profughi bielorussi, che dalla Lituania attendono in un limbo giuridico in centri per profughi la valutazione delle richieste d’asilo, e anche a chi si rifiuta di combattere in Russia e in Ucraina”.
Daniele Taurino ha concluso chiedendo “il rispetto anche in tempo di guerra del diritto all’obiezione di coscienza e la cessazione della propaganda bellica” e ha denunciato “un contesto globale sempre più complesso e militarizzato nel quale riemerge la leva obbligatoria in vari paesi europei come conseguenza delle guerre in corso”.
Al termine della manifestazione è giunto per noi il momento di prepararsi per raggiungere l’aeroporto per il volo di ritorno in Italia: saluti, abbracci, ringraziamenti e tanta commozione.
Da questa missione la cosa più bella che portiamo con noi è l’amicizia e il legame profondo che si è creato con le persone bielorusse che abbiamo conosciuto: sono vittime della violenza del militarismo, ma sono piene di dignità e determinazione a lottare per i valori di libertà e fraternità. Non abbiamo mai sentito da loro nemmeno una parola d’odio per chi li ha perseguitati e perfino torturati, ma solo voglia di tornare a vivere come persone libere, in pace.
In questi brevi diari delle giornate passate a Vilnius, abbiamo scritto prevalentemente degli aspetti politici. Ma vi sono stati molti momenti conviviali (che hanno reso speciale e indimenticabile questa missione) in cui abbiamo potuto apprezzare l’ospitalità bielorussa, fatta di cibo preparato con cura, di brindisi con le loro bevande tradizionali, di racconti divertenti e prese in giro degli aspetti più ridicoli e paradossali della dittatura da cui sono scappati. L’amore per la loro terra è fatto di nostalgia e di lotta. Ci hanno reso partecipi di tutto questo, e li ringraziamo dal profondo del cuore.
La raccolta fondi – Aiutaci a sostenere Our House e gli obiettori bielorussi
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I fondi raccolti dalla Campagna vengono utilizzati per finanziare i movimenti nonviolenti di Russia, Bielorussia, Ucraina, Israele e Palestina nelle loro attività, per garantire la difesa legale agli obiettori e disertori dei paesi coinvolti, per organizzare le missioni di pace e solidarietà con le vittime della guerra, per ospitare in Italia esponenti nonviolenti coinvolti nel conflitto, per il lavoro di testimonianza e informazione.
In continuità con la Campagna italiana, il Movimento Nonviolento partecipa anche alla #ObjectWarCampaign promossa dalle reti internazionali IFOR, WRI, EBCO-BEOC, Connection e.V., che chiede, alle massime istituzioni dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa, protezione per coloro che nei paesi coinvolti si rifiutano di prendere parte al conflitto in armi.














