
65 anni dopo la Marcia di Aldo Capitini la nuova Mozione del popolo della pace: un’altra difesa ora è davvero possibile
Pubblicato il 25 Settembre 2026
Pasquale Pugliese
Il 24 settembre del 1961 un’inedita esperienza di nonviolenza popolare si svolse tra Perugia ed Assisi: la Marcia della pace per la fratellanza tra i popoli.
Una marcia alla quale Aldo Capitini pensava da anni che passò alla fase organizzativa in quella drammatica estate, mentre a Berlino veniva innalzato il muro che avrebbe diviso per decenni l’est e l’ovest della città, dell’Europa, del mondo. Capitini comprese che, di fronte al pericolo incombente di una guerra nucleare era necessaria un’azione dal basso che avesse quattro caratteristiche: partire da un nucleo indipendente e pacifista integrale; destare la consapevolezza della pace in pericolo; lanciare il “metodo nonviolento”; richiamare Francesco il santo italiano della nonviolenza, di cui quest’anno si celebrano gli ottocento anni dalla morte. La Marcia ebbe molta più partecipazione di quella che gli organizzatori si aspettavano ed al termine, dalla Rocca di Assisi, Capitini lesse la Mozione del popolo della pace, significando l’ingresso sulla scena pubblica di una soggettività culturale e politica autonoma con una propria agenda.
La Mozione del popolo della pace affermava i seguenti principi: “Primo. Nell’idea di fratellanza dei popoli si riassumono i problemi urgenti di questo tempo: il superamento dell’imperialismo, del razzismo, del colonialismo, dello sfruttamento (…). Secondo. Per preparare la pace durante la pace è necessario diffondere nell’educazione e nei rapporti con tutti a tutti i livelli, una capacità di dialogo, una sincera apertura alla coesistenza ed alla pacifica competizione di ideologie e di vari sistemi politici e sociali, nel comune sviluppo civile (…). Terzo. La pace è troppo importante perché possa essere lasciata nelle mani dei soli governanti; è perciò urgente che in ogni nazione tutto il popolo abbia il modo di continuamente e liberamente informarsi, e sia convocato frequentemente ad esprimere il proprio parere. Quarto. Nel pericolo che la pace sia spezzata da una guerra immane, è urgente l’unione di tutti coloro che nel mondo sono disposti a resistere alla guerra. Quinto. L’umanità è giunta al punto che è in grado di apprezzare altamente un tipo di educazione aperta, rinnovatrice delle strutture legate a privilegi e pregiudizi, una educazione eroicamente nonviolenta”.
Mentre una generazione di giovani comincia a rendersi conto che le politiche belliciste dei governi europei rischiano di trasformarli in carne da cannone, come accade da quattro anni e mezzo ai giovani russi ed ucraini, al punto da spingere la segretaria dei Giovani Democratici, Virginia Libero, a dichiarare la necessità di organizzare la diserzione – con grande scandalo degli anziani (anche del suo partito), che storicamente mandano i giovani a morire in guerra – la difesa civile, non armata e nonviolenta fornisce uno strumento per ripudiare costituzionalmente la guerra e, contemporaneamente, difendere il Paese dalle minacce che lo sovrastano. Che sono sociali, culturali ed ecologiche, prima che militari.













