Yurii Sheliazhenko: “Mi portano in un centro di reclutamento”. Poi più niente.

Pubblicato il 21 Marzo 2026

Mao Valpiana

Per il manifesto, 21 marzo 2026

KIEV. ARRESTO E DETENZIONE
PER L’OBIETTORE YURII SHELIAZHENKO

di Mao Valpiana

“La polizia mi ha prelevato da casa. Mi stanno portando in un centro militare di reclutamento. Non hanno seguito le procedure previste dalla legge, non è stato redatto un verbale, al mio avvocato non è stato permesso di venire in mio aiuto”. Dice così Yurii Sheliazhenko, il leader dei pacifisti ucraini, in un vocale mandato agli amici, prima che gli sequestrassero il telefono, mercoledì sera scorso a Kiev. Al momento non è ancora chiaro dove si trovi. La madre si è recata al Centro territoriale di reclutamento e sostegno sociale (TCC), per avere notizie. Nemmeno la sua avvocata Nataliya Tselovalnichenko è ancora riuscita a sapere dove l’abbiano portato e a parlare con lui. Anche i familiari hanno visitato il Centro territoriale di reclutamento senza ottenere risposte.
Yurii è un obiettore di coscienza, dichiarato ben prima dell’inizio della guerra nel 2022. È anche il fondatore del Movimento Pacifista Ucraino e per le sue attività contro la guerra è stato perseguitato. La repressione palese è iniziata il 3 agosto 2023 quando subì una perquisizione domiciliare, con sequestro del computer. Il 15 agosto gli arrivò la comunicazione dal Tribunale distrettuale di restrizione agli arresti domiciliari parziali, vietandogli di lasciare l’abitazione la notte, provvedimento prorogato fino al febbraio 2024, con una crescente pressione giudiziaria.
L’accusa era di aver giustificato l’aggressione russa con la sua dichiarazione “Agenda di pace per l’Ucraina e il mondo” letta pubblicamente il 2 ottobre 2022, giornata internazionale della nonviolenza, nel parco dell’Università (presente anche la delegazione italiana della Carovana Stop The War Now, proprio sotto la statua del Mahatma Gandhi). Il Pubblico Ministero chiese una pena detentiva fino a cinque anni, sulla base di un rapporto del Servizio di Sicurezza che definiva l’imputato “collaborazionista del nemico”. In realtà Yurii ha sempre condannato esplicitamente l’invasione russa che “ha distrutto la nostra città, ci ha tolto l’elettricità e i problemi non faranno che aumentare”, aggiungendo: “Abbiamo bisogno di negoziati, non ci sono altre soluzioni. Abbiamo bisogno del ritiro delle truppe russe dall’Ucraina ma anche di quelle americane in Europa”. Dopo rinvii e intoppi procedurali il processo è rimasto sospeso in un limbo.
Da ieri, però, Yurii è finito dentro il reclutamento obbligatorio e forzato che riguarda tutti i maschi, poiché secondo le autorità ucraine il diritto all’obiezione di coscienza in tempo di guerra non viene riconosciuto. In sua difesa è scattata una mobilitazione internazionale che ne chiede l’immediato rilascio. Il Presidente dell’Ufficio Europeo per l’obiezione di coscienza, EBCO/BEOC, l’italiano Daniele Taurino, ha dichiarato che “se l’Europa vuole iniziare a costruire la pace, è proprio dalla difesa di voci come Yurii che deve partire”. Il caso è arrivato al Parlamento Europeo e al Consiglio d’Europa. Proprio oggi Sheliazhenko avrebbe dovuto partecipare ad un incontro a Strasburgo della Corte Europea dei Diritti Umani, in difesa del diritto umano all’obiezione di coscienza. Invece è agli arresti.

Iscriviti alla nostra newsletter!