
La politica come continuazione della guerra con altri mezzi: il governo italiano contro gli adolescenti
Pubblicato il 3 Agosto 2026
Pasquale Pugliese
L’estrema destra al governo nel nostro paese conferma, ogni giorno di più, la lezione di Michel Foucault che, ribaltando il classico assunto di von Clausewitz (“la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”), spiegava che ormai è la politica ad essere la guerra continuata con altri mezzi. Una guerra interna intesa come regolatore dei rapporti di potere: “Siamo dunque in guerra gli uni contro gli altri; un fronte di battaglia attraversa tutta la società, continuamente e permanentemente, ponendo ciascuno di noi in un campo o nell’altro. Non esiste un soggetto neutrale. Siamo necessariamente l’avversario di qualcuno” (Bisogna difendere la società. Corso al Collège de France, 1975-1976). L’alimentazione di questa guerra permanente, con la costruzione progressiva di “nemici” interni, che si sommano ai “nemici” esterni, e la conseguente militarizzazione della società, è il principio fondamentale di tutte le destre estreme. Compresa quella al governo oggi in Italia.
L’ultimo nemico costruito in ordine di tempo sono gli adolescenti, dichiarati dal disegno di legge presentato dal governo sempre imputabili, salvo prova contraria, già dai quattordici anni, contraddicendo tutte le leggi dello sviluppo cognitivo ed emotivo. Così tutti gli adolescenti sono di fatto considerati potenziali criminali, senza alcun aumento significativo della criminalità minorile nel nostro Paese e senza prevedere alcuna misura educativa a relazioni nonviolente per prevenire episodi di violenza. “I dati disponibili” – scrive l’associazione Antigone – “non mostrano un’esplosione della criminalità minorile, ma piuttosto una progressiva espansione dell’allarme e della risposta penale. È proprio questa trasformazione ad avere già prodotto un sistema minorile sempre più affollato, più securitario e più distante dalla sua originaria funzione educativa”.
Definanziati la scuola, la sanità, le politiche sociali, i progetti educativi rivolti alle generazioni più giovani, la lotta alla crisi climatica, i trasferimenti agli Enti Locali e, al contrario, militarizzate le città, le scuole, le università e repressione del malessere diffuso (che non è solo quello esternato) e del dissenso che ne derivano. Anche dei più giovani, che adesso rischieranno di più anche nelle manifestazioni studentesche: “sorvegliare e punire”, per citare ancora Foucault. Insomma assistiamo al disinvestimento sui diritti sociali e civili dei cittadini e, contemporaneamente, all’aumento stratosferico delle spese militari, come denuncia anche l’Osservatorio Milex.
Secondo l’Osservatorio sulle spese militari italiane la spesa bellica per il 2026, tra costi diretti e costi indiretti, sfiora i 35 miliardi, nuovo record storico. I fondi per l’acquisto di nuovi armamenti superano per la prima volta i 13 miliardi in un solo anno, con una crescita di circa il 60% rispetto al 2022. In poco più di tre anni di legislatura il Parlamento ha autorizzato 78 programmi di riarmo con stanziamenti pluriennali per 36,4 miliardi. Il Documento programmatico pluriennale della Difesa prevede oltre 130 miliardi di investimenti in nuovi sistemi d’arma nei prossimi quindici anni. E le traiettorie di crescita decise in sede NATO, e confermate dal Governo dopo il vertice di Ankara, è di circa 500 miliardi aggiuntivi entro il 2035. Dal welfare al warfare.












