
In Bosnia la Summer School della Scuola di Pace e Nonviolenza – Seconda tappa Tuzla – Srebrenica
Pubblicato il 19 Agosto 2026
Redazione
“GUARDARE L’EUROPA DALLA PERIFERIA, PER CAPIRE LA DERIVA DEI DIRITTI”: è il titolo della Summer School della Scuola di Pace e Nonviolenza di Verona (Fondazione Toniolo e Movimento Nonviolento) che si è trasferita in Bosnia Herzegovina dal 17 al 22 agosto. Quattordici i partecipanti, con tappe a Tuzla, Srebrenica, Sarajevo, per incontrare i gruppi locali che hanno lavorato sulla memoria condivisa e sulla giustizia riparativa dopo le sanguinose guerre e il genocidio degli anni Novanta.
Seconda tappa Tuzla – Srebrenica
Lungo il confine della Drina, che separa (o unisce) dalla Serbia, abbiamo percorso un pezzo della rotta balcanica: la vista del panorama, bellissimo, si mescola ai pensieri dei drammi umani che lì si sono consumati. Vita e morte.
Anche odio e amore sono mescolati nella storia, affascinante, della Cooperativa Insieme. Gruppi di donne, vedove o orfane di guerra, in trent’anni di sacrifici, impegno, progetti di riscatto, hanno messo in piedi una realtà straordinaria: coltivazione, raccolta, trasformazione e commercio di frutti di bosco, che diventa lavoro e reddito per più di 500 famiglie. Abbiamo visitato la fabbrica dei “frutti di pace” che troviamo sugli scaffali delle Coop in Italia: un esempio di imprenditoria che ha saputo costruire dignità e bontà (succhi e marmellate bio da sballo).

Poi la visita al Memoriale di Srebrenica. Non si può descrivere il silenzio che ti avvolge alla visita di quelle migliaia di tombe, steli e nomi. Essere lì, dove l’abisso della guerra è arrivato al punto più basso, dove si è consumato il genocidio, ti dà un senso di smarrimento.
Ma lì si sente anche la forza di chi ha amato le singole vittime restituendogli umanità, ricomponendo la salma, dandogli sepoltura.
Andateci, se non ci siete stati. È il grido più forte contro la guerra, che dà la pace del silenzio. I colori, verde del prato, azzurro del cielo e bianco dei cippi, ti restano dentro come un richiamo alla bellezza dopo il buio della morte fratricida.
Per la cena siamo stati ospiti nella sede del gruppo di donne di Srebrenica che tengono viva la memoria, le stesse di Adopr Srebrenica che nel 2010 hanno ricevuto il premio internazionale Alexander Langer per il loro lavoro di ricostruzione della convivenza, messo di nuovo a rischio dall’indifferenza e dai risorgenti nazionalismi di oggi. Per mantenere le loro attività fanno lavori a maglia e accoglienza nelle case.

A conclusione della giornata intensa, anche per allentare le forti emozioni vissute, una partita a biliardo nell’unico fumoso bar del paese, e boccali di birra locale, ci stanno proprio bene.

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