2 giugno Festa della Repubblica che ripudia la guerra – una riflessione

Pubblicato il 3 Giugno 2026

Come Movimento Nonviolento – Roma rilanciamo questa riflessione dell’amica Maria Grazia Cotugno per continuare a riflettere sull’insensatezza della parata militare che prepara le prossime guerre.

Festa della Repubblica, 2 giugno 2025.
Festa di pace e democrazia .
Pronti per la sfilata di uomini e carri e frecce?
Io no.
Una sensazione di impotenza e di inermità accompagna il grido disperato che proviene da una ferita sottesa che risuona e stona le certezze e la vita. E allora voglio scavalcare il muro dell’indifferenza anche così. Anche così ,uscire allo scoperto e manifestare ciò che mi abita e mi squeta.
Anche così indirizzare lo sguardo a scompigliare la tenebra densa e immobile del dolore annodato, dell’ombra rimossa .
Non sono pronta a questa sfilata con la quale l’idea di guerra si insinua sottopelle come una seduzione della difesa, come un innamoramento della protezione.
Sfilata a sfilata ,marcia a marcia, volo a volo e pensi alla guerra e ci associ le frecce tricolori e quell’idea di espansione dato dai colori della bandiera diffusi nel cielo.
E così, con quelle scie, si vuole risvegliare la sopita identità nazionale che si esprime e qualifica in un solcare il cielo di aerei militari?
E non parliamo del fascino potente delle acrobazie aeree e del vibrare roboante dell’aria al passaggio dei velivoli…
Sottile sovrapposizione di pensieri si fa strada :gli armamenti hanno bellezza e difendono bene e attaccano meglio.
Destiniamo dunque soldi per la costruzione pratica di un arsenale dopo che i fumi tricolori ci hanno rapiti.
Ma la guerra è guerra!
Noi, però, ne rimuoviamo la morte, il sangue, le macerie, le grida dei bambini, il cuore infranto delle madri, l’impotenza, e lo squasso.
Pensiamo alle frecce, noi…
Ma come facciamo a non pararci davanti agli occhi chi imbraccia fucili e chi muore ?
Accettare l’idea della guerra è rimuovere la poesia del vivere ,è stuprare il concetto stesso di umanità.
Che bello quel verso di una poesia che ho ritrovato e di cui non so l’autore “Vieni ragazzo, entra in questa casa, e porta le tue stelle”…
E come potremo chiederlo a chi è stato all’inferno?
E come le stelle non saranno offuscate?
Stiamo spazzando via il sogno e il sonno.
Una frattura si procura alla terra, un taglio di bisturi all’anima.
Una lama affilata taglia la sua carne e quasi non dà dolore, ma dissangua lentamente le forze e le speranze di ognuno di noi.
Guerra per difendere la pace? E che ?! E chi?!
Ma come è penetrata nel nostro cuore l’idea che sia un bene armare ? Come ci siamo permessi di associare ad un fatto così violento, un immaginario di difesa? Eppure c’è guerra dietro l’angolo della nostra comodità, a due passi dal “nostro calduccio”, ad uno schioppo dalle nostre sicurezze.
Pian piano la militarizzazione dei pensieri, della cultura, della scuola, della vita, ha preso piede.
E chi vuole dire e pensare altro?
Fa parte di una “comunità” che si presenta come “utopizzata”.
Di una generazione che crede, ancora, alla pace , che crede pure di poter cambiare la società e come tale è tacciata quasi di essere strana.
Emerge una categoria che apre un esilio a chi la pensa diversamente.
Abitiamo così la tipologia della stranezza verso cui deviare ciò che non corrisponde al pensiero “comune”, a cui associare ciò che si vuole considerare folle.
Vi ricordate i terrapiattisti? Io non ne ho mai conosciuto uno, ma, nell’immaginazione collettiva, rappresentano un gruppo di folli sconsiderati. E in quella stessa specie, creata forse per aprire l’immaginario di una conclamata assurdità, possono finire i pacifisti.
Dei folli sconsiderati e dei folli utopisti .
Se dunque non penso alla guerra, a quell’idea di armare per difendere, sono un pazzo? O sto solo cercando soluzioni, ancora possibili, oltre l’imperio della forza, la seduzione delle armi, la sopraffazione degli inermi? Non ci sono frecce tricolore che sganciano colori e scie, ma solo bombe e squassi e morte. La guerra è una cosa vera e la pace una cosa seria.

Maria Grazia Cotugno

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